Il Governo contro le detrazioni del 55%

1 12 2008

Il Governo ostacola a livello procedurale e quantitativo la detrazione fiscale del 55% per interventi di efficienza energetica e rinnovabili. Un provvedimento assurdo perché comporterà entrate minime nelle casse statali e annullerà notevoli benefici economici diffusi. Questa, in sintesi l’opinione del Kyoto Club che affida all’editoriale di Gianni Silvestrini il compito di sviluppare il ragionamento più ampio sul perché della validità degli sgravi fiscali del 55%. Ecco l’editoriale.

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C’è un settore nel quale l’appello di Berlusconi a non ridurre gli acquisti rimarrà disatteso. Parliamo delle tecnologie per il risparmio energetico – caldaie a condensazione, solare termico, infissi, isolamento termico, pompe di calore efficienti, caldaie a biomassa – per le quali si utilizza la detrazione fiscale del 55%. Si tratta di una norma introdotta da Bersani che stava ottenendo un buon successo come dimostrano i 230.000 interventi realizzati tra il 2007 e il 2008 con riduzioni delle importazioni di combustibili e delle le emissioni di CO2. Lo slancio nei comparti dell’efficienza ha poi evidentemente comportato benefici economici e occupazionali per le aziende del settore.

Si possono stimare in 0,5 miliardi di euro le maggiori entrate derivanti dall’emersione del lavoro sommerso e dall’incremento dell’Iva, una cifra cioè dello stesso ordine di grandezza dei maggiori incentivi per l’efficienza energetica. Le mancate entrate legate al passaggio dalla detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie alla detrazione del 55% per gli interventi legati all’efficienza energetica sono infatti stimabili in 0,63 miliardi euro nel biennio 2007-8. Questi numeri evidenziano come, anche dal punto di vista strettamente economico, il provvedimento comporta un impatto minimo sulle casse dello Stato, oltre a garantire minori importazioni di combustibili e un taglio delle emissioni.

Secondo il decreto legge 185/2008 approvato venerdì 28 novembre dal Governo, l’accesso agli incentivi passerebbe attraverso una pratica burocratica più complessa, ma soprattutto verrebbero posti limiti massimi di spesa di 82,7 milioni di euro per il 2008, 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010. Ipotizzando che queste cifre coprano le minori entrate misurate come differenza tra le detrazioni al 36% e quelle al 55%, la somma prevista per il 2008 coprirebbe solo un quarto degli interventi effettuati. E’ evidente che un simile provvedimento presterebbe il fianco a una valanga di ricorsi per cui probabilmente verrà rivisto.

Rimane comunque il fatto che gli stanziamenti per il triennio 2008-10 garantirebbero meno della metà degli interventi nell’ipotesi di una crescita contenuta del programma.
E tutto questo mentre oggi a Poznan si apre la 14a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e si apre il mese decisivo per le scelte europee sul pacchetto 2020.
L’Italia si presenta a questi appuntamenti criticando gli impegni da assumere e contemporaneamente smantellando alcuni dei provvedimenti più innovativi di riduzione delle emissioni di CO2, con l’attacco alle detrazioni fiscali seguito a quello alla certificazione energetica degli edifici. Mentre Francia, Germania e Gran Bretagna, ad esempio, rafforzano il pacchetto anticrisi proprio con misure a favore dell’efficienza energetica nell’edilizia.
Comunque, considerati i vasti interessi toccati – cittadini, piccole imprese, industrie dell’efficienza -e vista l’assurdità di una manovra retroattiva è presumibile che contro questo provvedimento si scatenerà una forte reazione.

Gianni Silvestrini

 


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